Oggi siamo stati a Caldez, Val di Sole per vedere all’interno dell’omonimo castello la mostra Cavallini Sgarbi che è stata inaugurata giovedì scorso da Vittorio Sgarbi ed Elisabetta Sgarbi. La mostra contiene 80 opere lungo un percorso di 4 secoli dalla seconda metà del quattrocento, da “da Nicolò dell’Arca a Francesco Hayez”. Una mostra che vale la pena di visitare perchè la creazione di questa collezione privata è stata una palestra dell’anima che ha mobilitato prima Giuseppe Sgarbi poi Vittorio e sua madre Rina Cavallini (questa è solo una piccola parte delle 4000 opere d’arte stipate ovunque, anche sulle scale della casa natale di Ro Ferrarese, una bellezza straripante).

L’apertura della mostra è dedicata a Paolo Vallorz, pittore nato a Caldez nel 1931

Valdez era una artista che amava le sue montagne e le ritraeva spesso nelle sue opere

“Questo dipinto ci dà la sensazione di un vetro soffiato. La mano, il volto sembrano andare oltre la pittura…” Jacopo da Valenza, Cristo benedicente, 1486/87″ – Elisabetta Sgarbi scrive così in un post su twitter ed in effetti si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad un opera fuori dal tempo, di una modernità incredibile.

Marianna Elisabetta Thun era la giovane figlia di Rodemondo, fu imprigionata dal padre perché rifiutava l’amore del suo promesso sposo, dedicando invece le sue attenzioni ad un menestrello di corte. La leggenda narra che il padre Rodemondo uccise il menestrello Arunte e che la morte colse poi Olinda, dopo che ella aveva riempito le pareti della sua stanzina di pregiati affreschi.

Gli eleganti ambienti del castello

Teche raccontano la storia della Fondazione Cavallini Sgarbi e la farmacia storica.

La casa d0ve l’arte è di casa

Questa colonna portante è la zona del castello più antica e risale al 1200