il_signore_degli_anelli.jpgE’ veramente incredibile, da quando ho inaugurato questo blog, ormai più di un anno fa, ho recensito decine di libri ma mai il libro della mia vita, Il signore degli anelli del compianto professor Tolkien.
Forse voi pensate di conoscere il libro in questione perchè avete visto il film di Peter Jackson, che io ho apprezzato almeno per quello che riguarda i primi due capitoli della trilogia, ma non è esattamente così. Questo romanzo, scritto e pubblicato da John Ronald Reuel Tolkien tra il 1954 e il 1955, è considerato uno dei capolavori della letteratura mondiale di sempre.
Una vicenda molto articolata, intensa, affascinate, travolgente e appassionante che riesce a tenere il lettore sempre attento e vigile, completamente assorbito dal ritmo narrativo, a volte più lento e descrittivo, altre volte più concitato e da brivido, impossibile non appassionarsi alle vicende dei meravigliosi protagonisti.
Tolkien è considerato anche uno dei maggiori studiosi della letteratura anglosassone e medioevale (Amico fraterno di quel C.S Lewis autore de Le cronache di Narnia, sette libri di cui due trasformati in Blockbuster cinematografici). Affascinato da questo contesto ha deciso di scrivere una storia ambientata in un mondo di pura fantasia, molto simile a quello cavalleresco, e popolato da tante e strane creature: ci sono gli uomini, esseri mortali, attratti dal potere che, tuttavia, finisce per renderli schiavi; ci sono gli elfi, esseri immortali e bellissimi, capaci di comporre versi poetici sublimi e allo stesso tempo di essere valorosi combattenti in battaglia; ci sono i nani, grandi scavatori di miniere e avidi di oro e argento; ed infine ci sono gli Ent, specie di alberi dalle sembianze umane. Ma per diversi secoli il mondo ha ignorato l’esistenza degli hobbits, i “mezz’uomini”, creature pacifiche e tranquille, che vivevano nella Contea, lontani e disinteressati da tutto ciò che accadeva nel resto della Terra. Eppure saranno proprio loro, gli hobbits, a salvare il mondo dal Male.
Una storia immensa, che ha dell’incredibile, specie se pensiamo all’infinità di personaggi, con le loro enormi stirpi e vicende che si intrecciano, si avvicinano e si allontanano, per poi ricongiungersi nuovamente. Il tutto senza mai cadere in contraddizione, come se la vicenda fosse davvero accaduta e Tolkien fosse un semplice narratore, e non l’architetto e inventore di tutto.
Molti quindi i personaggi che animano la storia, a cominciare dai 9 elementi della Compagnia dell’Anello, formatasi per compiere la difficilissima missione di distruggere l’anello: Frodo, il portatore dell’anello, un hobbit pacifico e tranquillo, improvvisamente investito dalla responsabilità di salvare il mondo; Samvise, servitore di Frodo, compagno fedele fino alla fine e, per molti versi, vero eroe della vicenda; Merry e Pipino, giovani cugini di Frodo che torneranno dalla missione più cresciuti (in tutti i sensi!); Aragorn, discendente diretto di Isildur ed erede al trono di Gondor, consapevole che il suo destino sta per compiersi; Boromir, figlio del sovrintendente di Gondor, uomo forte e coraggioso ma troppo debole per resistere alle tentazioni dell’anello; Legolas, elfo dei boschi, dotato di una vista molto acuta e grande arciere; Gimli il nano, grande maneggiatore di asce; e Gandalf il Grigio, che poi diventa Gandalf il Bianco, uno stregone saggio che sa sempre la cosa giusta da fare. Attorno a loro gravitano centinaia di personaggi le cui vicende sono così profonde e coinvolgenti che si finisce per considerarli come degli amici! Ma il personaggio più emblematico di tutta la vicenda è Gollum, colui che ha tenuto nascosto l’anello per 500 anni e che tenterà di riprendersi il suo “tesoro”. Gollum un tempo era una specie di hobbit di nome Smeagle, la cui vita viene sconvolta dal ritrovamento dell’anello del potere. Da quel momento egli compirà crimini e misfatti, vivrà in luoghi bui e coverà dentro di sé il male, fino a diventarne completamente schiavo. Ma Smeagle, la parte buona, non è del tutto sparita e tornerà spesso a galla, dando vita ad un fantastico dialogo interiore, come quando l’inconscio parla con la coscienza. E la sua fine sarà ancora più emblematica.
Ma quello che più colpisce in questo romanzo è l’unione, quel senso di fraternità che unisce creature completamente diverse tra loro, a volte anche i contrasto, che non solo combattono fianco a fianco per lo stesso scopo, ma finiscono per diventare grandi amici.
Per chi fosse interessato ad un approfondimento, direi quasi obbligato, sulle tematiche trattate da Tolkien nel suo libro può trovare sul sito di Soronel tutti i saggi pubblicati in Italia e che per buona parte possiedo e ho letto.