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	<title>Paolo Marzola - New media designer</title>
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		<title>Perché la tecnologia ci rende umani</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 08:58:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Un maestro della provocazione e un filosofo della scienza dialogano sul corpo modificato da scienza e tecnologia. La tecnologia è oggi la cifra della nostra stessa evoluzione, l&#8217;orizzonte in cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolomarzola.com/wp-content/uploads/2011/11/978-88-518-0126-7.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-284" style="float: left; margin: 4px;" title="978-88-518-0126-7" src="http://www.paolomarzola.com/wp-content/uploads/2011/11/978-88-518-0126-7.jpg" alt="" width="200" height="280" /></a><strong>&#8220;Un maestro della provocazione e un filosofo della scienza dialogano sul corpo modificato da scienza e tecnologia. La tecnologia è oggi la cifra della nostra stessa evoluzione, l&#8217;orizzonte in cui l&#8217;umano si riscrive continuamente&#8221;.</strong><br />
Le <strong>tecnologie estetiche, biomediche e digitali</strong> sembrano trasfigurare il corpo come mai in altre epoche: cos&#8217;è dunque  diventata la carne oggi? Di quali emozioni e passioni è capace, quali  diritti può ancora esercitare? Ma poi, <strong>si può ancora parlare di &#8220;umano&#8221;</strong>? Ha ancora senso distinguere tra naturale e artificiale?<br />
Moriggi e Nicoletti &#8211; <strong>filosofo il primo, tra i pochi in  Italia a non demonizzare la tecnica, e giornalista il secondo, acuto  cronista del mondo virtuale</strong> &#8211; dialogano su questioni che da sempre scandiscono la storia dell&#8217;uomo, ma che oggi devono essere nuovamente decifrate.</p>
<p><span id="more-283"></span></p>
<p>Telefonini, computer, macchine fotografiche e videocamere, Iphone, Ipod, e adesso anche l’Ipad. La tecnologia <em>pervade</em> sempre di più le nostre esistenze. Dalla mattina alla sera: non ci  addormentiamo senza prima aver dato un’ultima occhiata alla posta  elettronica, ci svegliamo con le gentili suonerie dei nostri cellulari,  passiamo le ore al computer, aggiornando nel tempo libero il nostro  profilo su qualche social network. E la domenica andiamo a farci una  corsa al parco, ascoltando ovviamente la nostra musica preferita con  sempre più piccoli Ipod in mano, o chattando al pc con amici vicini e  lontani. Naturalmente, non è così per tutti. Eppure, se ci pensiamo  bene, negli ultimi tempi una serie di oggetti ha finito con il cambiare  la nostra vita. Tanto da far scattare in alcuni quella che è stata  chiamata la <em>“Sindrome del Blackberry fantasma”:</em> a quanti di voi  sarà capitato di sentire vibrare il cellulare in tasca o sul tavolo,  quando in realtà era solo una semplice illusione? Insomma, stiamo  diventando un<em> “mondo di robot”, </em>come profetizzava già dal titolo quel noto film di fantascienza di <strong>Michael Crichton</strong>, o stiamo semplicemente evolvendo?</p>
<p><strong>Umani invece resteremo sempre</strong>, ed è la tecnologia la  prospettiva in cui leggere la nostra stessa evoluzione: &#8220;Siamo convinti  che le tecnologie siano le più attuali e significative forme d&#8217;arte del  nostro tempo e i laboratori scientifici le nuove botteghe da cui  prenderà forma e vita lo stile di un&#8217;epoca, oltre che lo stesso concetto  di umano.&#8221;</p>
<div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Perch%C3%A9+la+tecnologia+ci+rende+umani+http%3A%2F%2Fis.gd%2FSwEUBV" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://www.paolomarzola.com/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter.png" alt="Post to Twitter" /></a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Perch%C3%A9+la+tecnologia+ci+rende+umani+http%3A%2F%2Fis.gd%2FSwEUBV" title="Post to Twitter">Tweet This Post</a></p></div>]]></content:encoded>
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		<title>La singolarità è vicina</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 15:47:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La singolarità è vicina di Ray kurzweil, Apogeo. Ancora vent&#8217;anni e i progressi tecnologici dell&#8217;uomo supereranno la nostra capacità di comprenderli e, quindi, di controllarli. Il fenomeno è conosciuto negli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolomarzola.com/wp-content/uploads/2011/11/9788850325047g.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-269" style="margin: 4px;" title="9788850325047g" src="http://www.paolomarzola.com/wp-content/uploads/2011/11/9788850325047g.jpg" alt="" width="204" height="327" /></a><strong>La singolarità è vicina</strong> <em>di <a href="http://www.kurzweilai.net/" target="_self">Ray kurzweil</a>, Apogeo.</em><br />
Ancora vent&#8217;anni e i progressi tecnologici dell&#8217;uomo supereranno la  nostra capacità di comprenderli e, quindi, di controllarli. Il fenomeno è  conosciuto negli ambienti scientifici come Singolarità Tecnologica e a  preconizzarne l&#8217;avvento imminente è il Dr. Vernor Vinge, matematico e  romanziere che per primo negli anni &#8217;80 introdusse il concetto nella  letteratura fantascientifica.<br />
In un suo saggio del 1993 (intitolato appunto &#8220;Technological  Singularity&#8221;) le elucubrazioni di Vinge si spinsero verso affermazioni a  dir poco sconvolgenti: &#8220;Entro trent&#8217;anni, avremo i mezzi tecnologici  per creare una intelligenza superumana. Poco dopo, l&#8217;era degli esseri  umani finirà&#8221;.<br />
L&#8217;intelligenza non-biologica eguaglierà la ricchezza e la raffinatezza dell&#8217;intelligenza umana per poi superarla abbondantemente grazie a due fattori: la continua accelerazione del progresso dell&#8217;informatica e la capacità [delle intelligenze non-biologiche - NdT] di condividere rapidamente il proprio sapere. Integreremo nanorobot intelligenti nel nostro corpo.</p>
<p><span id="more-268"></span></p>
<p>Nei nostri cervelli e nell&#8217;ambiente, risolvendo così problemi come l&#8217;inquinamento e la povertà, aumentando significativamente la nostra longevità, permettendo realtà virtuali che comprendano tutti i sensi (come in &#8220;The Matrix&#8221;) e la &#8220;trasmissione di esperienze&#8221; (come in &#8220;Essere John Malkovich&#8221;), nonchè un notevole incremento dell&#8217;intelligenza umana. Il risultato sarà la fusione della specie creatrice di tecnologie con il processo evolutivo-tecnologico a cui essa ha dato vita.</p>
<p>La data che ho fissato per la singolarità &#8211; intendendo con questo termine una profonda e perturbante trasformazione delle capacità umane &#8211; è il 2045. Le intelligenze non-biologiche generate in quell&#8217;anno saranno un miliardo di volte più potenti di tutta l&#8217;intelligenza umana di oggi.</p>
<p>Il ritmo del cambiamento accelera. L&#8217;evoluzione della scienza e della  tecnologia non è un processo lineare, ma esponenziale: la sua stessa  accelerazione tende ad aumentare. E la crescita esponenziale è  &#8220;esplosiva&#8221;, a un certo punto procede tanto veloce da provocare un salto  qualitativo. E&#8217; quello che succederà presto, sostiene Ray Kurzweil:  quel punto, la &#8220;singolarità&#8221;, è dietro l&#8217;angolo. Tre aree, in  particolare, la stanno preparando: l&#8217;ingegneria genetica, la  nanotecnologia, l&#8217;intelligenza artificiale forte; l&#8217;evoluzione di  ciascuna favorisce e accelera l&#8217;evoluzione delle altre.<br />
Quale sarà il  risultato? Un potenziamento degli esseri umani, che grazie a queste  tecnologie saranno in grado di superare la loro &#8220;biologicità&#8221;. Una voce  ottimista nella riflessione sul futuro e insieme un libro di  divulgazione sulle frontiere della ricerca scientifica e tecnologica.</p>
<p>Alle teorie di Kurzweil è stato dedicato un film dal titolo di <strong><a href="http://transcendentman.com/" target="_self">Trascendent Man</a></strong>.</p>
<div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=La+singolarit%C3%A0+%C3%A8+vicina+http%3A%2F%2Fis.gd%2Fv1Kydd" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://www.paolomarzola.com/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter.png" alt="Post to Twitter" /></a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=La+singolarit%C3%A0+%C3%A8+vicina+http%3A%2F%2Fis.gd%2Fv1Kydd" title="Post to Twitter">Tweet This Post</a></p></div>]]></content:encoded>
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		<title>Di quanti amici abbiamo bisogno</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 14:12:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di quanti amici abbiamo bisogno? Robin Dunbar, Raffaello Cortina editore. Quanti amici avete su Facebook? Alcune migliaia? Allora ci deve essere qualche errore. I nostri geni contengono infatti istruzioni molto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolomarzola.com/wp-content/uploads/2011/11/di-quanti-amici-abbiamo-bisogno1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-279" style="margin: 4px;" title="di-quanti-amici-abbiamo-bisogno1" src="http://www.paolomarzola.com/wp-content/uploads/2011/11/di-quanti-amici-abbiamo-bisogno1.jpg" alt="" width="200" height="325" /></a><strong>Di quanti amici abbiamo bisogno? </strong><em>Robin Dunbar, Raffaello Cortina editore.</em><br />
Quanti amici avete su <em>Facebook</em>? Alcune migliaia? Allora ci deve  essere qualche errore. I nostri geni contengono infatti istruzioni  molto chiare in merito: non è umanamente possibile avere più di 150  amici. Per ragioni analoghe, la monogamia costituisce un vero salasso  per il nostro cervello, mentre non è detto che essere alti di statura  sia sempre un vantaggio.<br />
Attraverso esperimenti all’avanguardia che  hanno rivoluzionato la biologia evoluzionistica, Robin Dunbar ci mostra  come il lontano passato accompagni la nostra vita di tutti i giorni.<br />
Stimolante e provocatorio, tra frivolezze e curiosità evoluzionistiche  il libro al centro di questa discussione è un’opera essenziale per  comprendere perché le persone agiscono come agiscono e che cosa  significhi essere &#8220;umani&#8221;.</p>
<p><span id="more-260"></span></p>
<p><em>&#8220;Sono centocinquanta circa. L’ho dedotto studiando la relazione tra  la dimensione dei gruppi sociali dei primati e la grandezza dei loro  cervelli. Negli esseri umani, la neocorteccia permette di tenere a mente  in maniera continua non più di centocinquanta legami affettivi. (…) Se i  gruppi di cacciatori-raccoglitori della preistoria avevano pressapoco  questa dimensione, centocinquanta erano anche gli abitanti che avevano  in media i villaggi inglesi secondo il censimento di Guglielmo il  conquistatore nel 1086. E questa è anche la dimensione ottimane per una business unit secondo diversi guru del managment odierno. (…) Se per i primati la  spinta cruciale a stare in gruppo è venuta dalla necessità di difendersi  dai predatori, nel caso degli uomini il pericolo maggiore erano gli  altri uomini, le tribù vicine. Osserviamo che ancora oggi in zone come i  Tropici, afflitte da una quantità di malattie e parassiti superiori a  quella in altre parti del mondo, i gruppi umani tendono a essere più  coesi e meno disposti a mischiarsi con individui di altre comunità. Il  miracolo dei primati, tra i quali anche gli uomini, l’aver saputo  estendere a tutto il gruppo l’attaccamento istintivo del partner che è  proprio delle specie animali monogame. La fedeltà appare correlata  all’intelligenza. Scegliere una relazione di coppia da mantenere per un  lungo periodo di tempo richiede una notevole capacità mentale, perché  per la perpetuazione della specie è molto rischioso investire sul  partner sbagliato, e poi per non spezzare la coppia, bisogna ricordare  per tutto il tempo ciò di cui il partner ha bisogno e modificare il  proprio comportamento di conseguenza&#8221;.</em></p>
<div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Di+quanti+amici+abbiamo+bisogno+http%3A%2F%2Fis.gd%2Fg6JpvT" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://www.paolomarzola.com/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter.png" alt="Post to Twitter" /></a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Di+quanti+amici+abbiamo+bisogno+http%3A%2F%2Fis.gd%2Fg6JpvT" title="Post to Twitter">Tweet This Post</a></p></div>]]></content:encoded>
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		<title>Dove nascono le grandi idee. Storia naturale dell&#8217;innovazione</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 19:34:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dove nascono le grandi idee. Storia naturale dell&#8217;innovazione di Steven Johnson, BUR. E&#8217; uscito un nuovo libro di Steven Johnson, il libro è molto interessante in quanto si parla di creatività [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolomarzola.com/wp-content/uploads/2011/10/9788817051682g.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-257" style="float: left; margin-top: 4px; margin-bottom: 4px; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="9788817051682g" src="http://www.paolomarzola.com/wp-content/uploads/2011/10/9788817051682g.jpg" alt="" width="210" height="319" /></a><strong>Dove nascono le grandi idee. Storia naturale dell&#8217;innovazione</strong> <em>di Steven Johnson, BUR</em>.<br />
E&#8217; uscito un nuovo libro di Steven Johnson, il libro è molto interessante in quanto si parla di creatività e idee.<br />
Nell&#8217;immaginario comune le grandi innovazioni nascono da colpi di genio individuali, quando un&#8217;intelligenza fuori dalla norma s&#8217;imbatte in un&#8217;idea destinata a rivoluzionare un&#8217;intera cultura. È così che idealizziamo la creatività, pensandola come il frutto di visioni estemporanee, di folgorazioni che trascendono le contingenze storiche e le tradizioni consolidate. Al contrario sono proprio gli ambienti aperti e le piattaforme condivise ad accrescere la creatività e la redditività delle persone che vi operano. È in questo tipo di habitat &#8211; si tratti delle capitali italiane del Rinascimento o del World Wide Web &#8211; che sono venute alla luce le grandi invenzioni, come il risultato di percorsi convergenti e condivisi, anche inconsapevolmente, e mai come il frutto di un&#8217;avventura solitaria. Steven Johnson ha ricostruito le tappe di questi avvincenti percorsi, tracciando una storia delle idee che hanno cambiato il mondo &#8211; dal torchio da stampa di Gutenberg alla nascita di Google -, per aiutarci a comprendere come, potenziando le reti di condivisione, sia possibile aumentare il numero e la qualità delle idee vincenti.</p>
<div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Dove+nascono+le+grandi+idee.+Storia+naturale+dell%26%238217%3Binnovazione+http%3A%2F%2Fis.gd%2FZFTmTR" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://www.paolomarzola.com/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter.png" alt="Post to Twitter" /></a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Dove+nascono+le+grandi+idee.+Storia+naturale+dell%26%238217%3Binnovazione+http%3A%2F%2Fis.gd%2FZFTmTR" title="Post to Twitter">Tweet This Post</a></p></div>]]></content:encoded>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 19:53:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Content - Selezione di saggi sulla tecnologia, la creatività, il copyright di Cory Doctorow, Apogeo Content è la prima raccolta di scritti di Doctorow, romanziere, attivista, blogger, giornalista, co-redattore di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolomarzola.com/wp-content/uploads/2011/10/8850310852p400.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-253" style="float: left; margin-top: 4px; margin-bottom: 4px; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="8850310852p400" src="http://www.paolomarzola.com/wp-content/uploads/2011/10/8850310852p400.jpg" alt="" width="210" height="311" /></a><strong>Content<span style="font-style: italic;"> </span>- Selezione di saggi sulla tecnologia, la creatività, il copyright</strong> <em>di Cory Doctorow, Apogeo</em><br />
Content è la prima raccolta di scritti di Doctorow, romanziere, attivista, blogger, giornalista, co-redattore di Boing Boing, uno dei blog più popolari del mondo. Una collezione di discorsi ( anche i più irriverenti) tenuti in varie conferenze ad articoli per note riviste quali Forbes, Locus, InformationWeek e The Guardian sul copyright, sui libri digitali e sul rapporto tra conoscenza e nuove tecnologie. Si tratta di un mix di spunti, idee e riflessioni su cosa siamo abituati a considerare &#8220;contenuto&#8221; e sul ruolo della tecnologia e del diritto d&#8217;autore riguardo alla diffusione in rete delle informazioni.</p>
<p><span id="more-252"></span></p>
<p>Romanziere vincitore di alcuni premi letterari, un attivista, un blogger, e un giornalista: Cory Doctorow è il co-redattore di Boing Boing, uno dei blog più popolari del mondo, e ha collaborato con il New York Times Sunady Magazine, The Economist, Forbes, Popular Science, Wired, Make, InformationWeek, Locus, Salon, Radar e molte altre riviste, quotidiani, e siti Web. Doctorow è stato Direttore Europeo della Electronic Frontier Foundation e ha preso parte a molte stipulazioni di contratti, alla produzione di norme via legislativa, e a battaglie normative e legali in tutti i paesi del mondo. Nel 2006/2007, inaugurò la Fulbright Chair in Diplomazia Pubblica all’Annenberg Center dell’Università della California del Sud.<br />
Nel 2007, è stato anche definito come uno dei “giovani leader globali” del forum del mondo economico e uno tra le prime 25 “Web Celebrities” della rivista Forbes. Nato a Toronto, in Canada, nel 1971, si è ritirato quattro volte dall’università. Ora vive a Londra, in Inghilterra, con la moglie e la figlia piccola, dove fa del suo meglio per eludere le onnipresenti telecamere di sorveglianza mentre gira per il mondo, parlando di copyright, di libertà e di futuro.<br />
<a href="http://www.apogeonline.com/libri/9788850310852/scheda" target="_blank">Content è scaricabile in formato epub</a>.</p>
<div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Content+http%3A%2F%2Fis.gd%2FzFzXOi" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://www.paolomarzola.com/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter.png" alt="Post to Twitter" /></a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Content+http%3A%2F%2Fis.gd%2FzFzXOi" title="Post to Twitter">Tweet This Post</a></p></div>]]></content:encoded>
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		<title>Tutto quello che fa male ti fa bene. Perché la televisione, i videogiochi e il cinema ci rendono intelligenti</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 18:32:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutto quello che fa male ti fa bene. Perché la televisione, i videogiochi e il cinema ci rendono intelligenti di Steven Johnson, Mondadori. &#8220;Lo studioso arriva ben presto a non sorprendersi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-242" style="margin-top: 4px; margin-bottom: 4px; margin-left: 5px; margin-right: 5px; float: left;" title="tel1" src="http://www.paolomarzola.com/wp-content/uploads/2011/10/tel1.jpg" alt="" width="210" height="304" /> <strong>Tutto quello che fa male ti fa bene. Perché la televisione, i videogiochi e il cinema ci rendono intelligenti d</strong>i <em><em>Steven Johnson, Mondadori.<br />
</em></em><em>&#8220;Lo studioso arriva ben presto a non sorprendersi che i nuovi media di qualsiasi periodo siano catalogati come ‘pseudo’ da coloro che hanno assorbito i modelli dei media precedenti, qualunque essi fossero&#8221;.<br />
</em>Steven Johnson, studioso di scienze cognitive e divulgatore degli sviluppi delle nuove tecnologie, inizia da questa citazione per arrivare a contestare la oramai storica accusa mossa a televisione, videogiochi e (recentemente) mondi virtuali, colpevoli di un delle nuove generazioni.<br />
Leggere libri sottostimola cronicamente i sensi. A differenza della lunga tradizione dei videogiochi – che assorbono il bambino in un mondo vivido, tridimensionale, pieno di immagini in movimento e paesaggi sonori, che si esplora e si controlla attraverso complessi movimenti muscolari – i libri sono semplicemente un’inutile striscia di parole su una pagina. Durante la lettura viene attivata soltanto una piccola parte del cervello dedicata all’elaborazione del linguaggio scritto, mentre i videogiochi impegnano l’intera gamma delle cortecce sensoriali e motorie.</p>
<p><span id="more-241"></span></p>
<p>I libri inoltre portano tragicamente a isolarsi. Mentre i videogiochi da anni impegnano i giovani in complesse relazioni sociali con i loro coetanei, che costruiscono ed esplorano mondi insieme, i libri costringono il bambino a rinchiudersi in uno spazio silenzioso, lontano dall’interazione con altri bambini. Queste nuove “biblioteche” che sono sorte negli ultimi anni per facilitare le attività  di lettura sono spaventose alla vista: decine di ragazzini, normalmente vivaci e socialmente interattivi, seduti soli in degli stanzini, a leggere in silenzio, incuranti dei propri coetanei.</p>
<p><em>Esistono alcuni luoghi comuni molto duri a morire, come ad esempio quello che afferma che la televisione e i videogiochi farebbero male ai figli. Eppure, fatto strano, è un dato di fatto che il quoziente di intelligenza delle nuove generazioni è molto più alto di quello che si registrava solo venticinque anni fa. Come dimostra Steven Johnson l&#8217;effetto che i videogiochi e alcune serie televisive hanno sul cervello di chi ne fruisce è estremamente positivo. Ricorrendo infatti alle neuroscienze, all&#8217;economia e alla teoria dei media, Johnson prova che quella che si è sempre considerata come &#8216;spazzatura&#8217;, è in grado di potenziare la vivacità dell&#8217;intelligenza dei bambini. </em></p>
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		<title>Mainstream</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 19:27:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mainstream. Come si costruisce un successo planetario e si vince la guerra mondiale dei media di Frédéric Martel, Feltrinelli. &#8220;Parola di origine americana che può voler dire grande pubblico, dominante, popolare. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table style="width: 100%;" border="0">
<tbody>
<tr>
<td><span style="line-height: 19px;"><img class="alignleft size-full wp-image-228" style="float: left; margin: 5px;" title="mainstream" src="http://www.paolomarzola.com/wp-content/uploads/2011/10/mainstream.jpg" alt="" width="212" height="332" /><strong>Mainstream. Come si costruisce un successo planetario e si vince la guerra mondiale dei media</strong> <em>di Frédéric <em>Martel, Feltrinelli.<br />
</em></em>&#8220;<em>Parola di origine americana che può voler dire grande pubblico, dominante, popolare. L’espressione ‘cultura mainstream’ può avere una connotazione positiva, nel senso di cultura per tutti, ma anche negativa, nel senso di ‘cultura egemonica’.”<br />
</em><em><strong><em>Ratatouille o Avatar </em>hanno conquistato il pubblico mondiale perché, dietro l&#8217;apparente semplicità, agivano opere sofisticate, creative e tecnologicamente complesse.<br />
</strong></em>Un’inchiesta che in Francia ha fatto discutere parecchio scritto dal ricercatore e giornalista <strong>Frédéric Martel</strong>. Il volume, ricco di dati e storie, si propone di illustrare come si fa a costruire un successo planetario e vincere la guerra mondiale dei media.</p>
<p><span id="more-227"></span></p>
<p>Come si costruisce un bestseller o un prodotto che vada a ruba sotto ogni latitudine? Come mai il popcorn e la Coca-Cola rivestono ormai un ruolo centrale nell’industria cinematografica? Perché il modello americano di intrattenimento è sempre più predominante, mentre quello europeo cala sempre più velocemente? Come fa l’industria indiana del cinema, Bollywood, a sedurre così facilmente il mercato africano? E come mai i valori difesi dalla propaganda cinese e dai media musulmani ricordano così da vicino quelli della Disney? Per rispondere a questi interrogativi, Martel ha condotto una lunga ed interessante inchiesta che lo ha condotto in più di trenta Paesi, viaggiando tra Hollywood, India, Giappone e Africa, dal quartier generale di Al Jazeera nel Qatar fino alla sede del gigante messicano Televisa.</p>
<p></span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Dalle interviste ad oltre 1.200 persone condotte dall’autore, emerge un panorama abbastanza inquietante: è già cominciata la nuova guerra mondiale per il controllo dei contenuti, e al suo cuore si colloca la cultura <strong>mainstream</strong>, ovvero la cultura che piace a tutti in tutto il mondo, legata principalmente all’immagine e alla musica, ed in misura minore alla carta stampata. Grazie proprio alle testimonianze dei diretti protagonisti di questa vera guerra, il cui esito finirà per disegnare il futuro dei grandi conglomerati dei media e l’immaginazione e le modalità progettuali utilizzate d’ora in poi, Martel ci fa vedere come alcuni Paesi emergenti stiano rimettendo in discussione l’egemonia culturale statunitense.</p>
<p>Martel, che ha creato <a href="http://www.inaglobal.fr/" target="_blank"><strong>Inaglobal</strong></a>, sito web incentrato sulle problematiche ora descritte, afferma che il mainstream va considerato con più serietà, dato che finora le opere di questo tipo vengono percepite come qualcosa di divertente ma estraneo all’arte, soprattutto dagli intellettuali europei. Il mainstream ci potrà insegnare invece molto sull’evoluzione della cultura contemporanea, come racconta benissimo questo volume poderoso ma ben leggibile da tutti.<strong><br />
</strong></p>
<div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Mainstream+http%3A%2F%2Fis.gd%2FK2f6e5" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://www.paolomarzola.com/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter.png" alt="Post to Twitter" /></a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Mainstream+http%3A%2F%2Fis.gd%2FK2f6e5" title="Post to Twitter">Tweet This Post</a></p></div>]]></content:encoded>
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		<title>Tu non sei un gadget</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 16:40:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tu non sei un gadget di Jaron Lanier Mondadori. Ripensare la rete, l’architettura del software, la dittatura dei protocolli, il libro invita a far di tutto per impedire che la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolomarzola.com/wp-content/uploads/2011/10/Tu-non-sei-un-gadget.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-225" style="float: left; margin: 5px;" title="Tu-non-sei-un-gadget" src="http://www.paolomarzola.com/wp-content/uploads/2011/10/Tu-non-sei-un-gadget.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a><strong>Tu non sei un gadget </strong><em>di Jaron Lanier Mondadori.</em><br />
Ripensare la rete, l’architettura del software, la dittatura dei protocolli, il libro invita a far di tutto per impedire che la tecnologia plasmi le nostre vite, a contrastare la convinzione che i computer siano in grado di rappresentare il pensiero umano o i rapporti tra le persone. <strong>Jaron Lanier</strong> è uno dei pionieri del mondo digitale. Ecco perché il suo libro è intrigante. Invita a una riflessione non accademica, dall’interno della <em>community</em> che ha contribuito alla rivoluzione dei bit. Non tutto è da condividere, ma gli spunti e i suggerimenti per evitare una pericolosa deriva social-informatica ci sono tutti.<br />
Secondo Lanier, non esiste nessun equivalente virtuale perfetto di quello che chiamiamo “persona”. Nella vita reale tutti noi sosteniamo di saperlo, ma quando siamo online è facile dimenticarsene. Su Facebook, come su altri social network online, la vita è trasformata in un database, e questo svilimento, spiega Lanier, si fonda su un errore filosoﬁco: “ La convinzione che i computer siano in grado di rappresentare il pensiero umano o i rapporti tra le persone.</p>
<p><span id="more-224"></span></p>
<p>Tu non sei un gadget è la frase che ogni mattina dovremmo pronunciare allo specchio prima di sederci davanti al computer per resistere alla dittatura della Rete, che ci sta trasformando lentamente in esseri standardizzati privi di individualità e di coscienza. Questo è il consiglio a tutti i cittadini del mondo contemporaneo per ribellarsi allo strapotere di Internet. In questo libro, grandioso manifesto culturale, Jaron Lanier analizza la storia della società digitale e spiega come il presunto egualitarismo del web stia diventando ormai una sorta di dittatura della massa. Tra gli esempi più eclatanti, l’enciclopedia on line Wikipedia, in cui cento ignoranti possono aver la meglio su un esperto in materia; Google, che renderà accessibili tutti i libri del mondo ma in un magma indistinto, in cui saranno irriconoscibili l’identità degli autori e il contesto storico. Lanier, con la competenza del pioniere digitale e lo stile di scrittura del consumato giornalista, mostra una verità sconvolgente: stiamo diventando sempre più simili a dei computer. Ma siamo ancora in tempo per ribellarci.</p>
<div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Tu+non+sei+un+gadget+http%3A%2F%2Fis.gd%2F6UQOqk" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://www.paolomarzola.com/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter.png" alt="Post to Twitter" /></a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Tu+non+sei+un+gadget+http%3A%2F%2Fis.gd%2F6UQOqk" title="Post to Twitter">Tweet This Post</a></p></div>]]></content:encoded>
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		<title>Internet ci rende stupidi? Come la rete sta cambiando il nostro cervello</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 15:49:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Internet ci rende stupidi? Come la rete sta cambiando il nostro cervello di Nicholas Carr, Raffaello Cortina. Nel luglio del 2008 un articolo pubblicato su “The Atlantic” che portava la firma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolomarzola.com/wp-content/uploads/2011/10/Internet-ci-rende-stupidi_Carr.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-220" style="float: left; margin: 5px;" title="Internet ci rende stupidi_Carr" src="http://www.paolomarzola.com/wp-content/uploads/2011/10/Internet-ci-rende-stupidi_Carr.jpg" alt="" width="182" height="300" /></a><strong>Internet ci rende stupidi? Come la rete sta cambiando il nostro cervello</strong> <em>di Nicholas Carr, Raffaello Cortina.</em><br />
Nel luglio del 2008 un <a href="http://www.theatlantic.com/magazine/archive/2008/07/is-google-making-us-stupid/6868/" target="_blank">articolo pubblicato su “The Atlantic”</a> che portava la firma dello scrittore americanoNicholas Carr innescò una fitta ridda di polemiche e discussioni poiché sosteneva la tesi che Internet stesse riducendo l’abilità di concentrazione dell’uomo.<br />
A più di due anni e mezzo di distanza, Carr pubblica un libro dal provocatorio titolo <strong>Internet ci rende stupidi? Come la Rete sta cambiando il nostro cervello</strong>, in cui prende ispirazione proprio da quell’articolo per poi svilupparne la tematica.<br />
Nicholas Carr fa riferimento persino a Marshall McLuhan, che in “Galassia Gutenberg” analizzava il rapporto tra uomo e medium: “Internet e i nuovi device influenzano l’uomo e il suo cervello. L’abbiamo visto per l’alfabeto, la stampa, e anche per l’orologio e le mappe”. La rete sta però peggiorando la nostra capacità di rimanere attenti e concentrati, per esempio, nella lettura di un libro, in quanto offre troppi motivi di distrazione.</p>
<p><span id="more-219"></span></p>
<p>Ogni giorno navighiamo nel Web, passando da un sito all&#8217;altro, a caccia di notizie, documenti, video; controlliamo la nostra casella di posta elettronica, inviamo SMS e non dimentichiamo di inseguire emozioni sui social network più alla moda. La rete rende più rapido il lavoro e più stimolante il tempo libero ma, mentre usiamo a piene mani i suoi vantaggi, stiamo forse sacrificando la nostra capacità di pensare in modo approfondito? Abituati a scorrere freneticamente dati tratti dalle fonti più disparate, siamo diventati tutti superficiali? Che ci piaccia o no, la rete ci sta riprogrammando a sua immagine e somiglianza, arrivando a plasmare la nostra stessa attività cerebrale. Con stile asciutto e incisivo, lontano sia dagli entusiasmi degli adepti del cyberspazio sia dai toni apocalittici dei profeti di sventura, Nicholas Carr ci invita a riflettere su come l&#8217;uso distratto di innumerevoli frammenti di informazione finisca per farci perdere la capacità di concentrazione e ragionamento.</p>
<div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Internet+ci+rende+stupidi%3F+Come+la+rete+sta+cambiando+il+nostro+cervello+http%3A%2F%2Fis.gd%2FqyBg2A" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://www.paolomarzola.com/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter.png" alt="Post to Twitter" /></a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Internet+ci+rende+stupidi%3F+Come+la+rete+sta+cambiando+il+nostro+cervello+http%3A%2F%2Fis.gd%2FqyBg2A" title="Post to Twitter">Tweet This Post</a></p></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il profumo dei limoni, Tecnologia e rapporti umani nell’era di Facebook</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 14:21:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il profumo dei limoni, Tecnologia e rapporti umani nell’era di Facebook di Jonah Lynch, Lindau. Dopo gli interessanti Internet ci rende stupidi? Come la rete sta cambiando il nostro cervello di Nichlas Carr [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table style="width: 100%;" border="0">
<tbody>
<tr>
<td><span style="line-height: 19px;"><a href="http://www.paolomarzola.com/wp-content/uploads/2011/10/wcover1-copy-205x300.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-214" style="float: left; margin: 5px;" title="wcover1-copy-205x300" src="http://www.paolomarzola.com/wp-content/uploads/2011/10/wcover1-copy-205x300.jpg" alt="" width="205" height="300" /></a><strong>Il profumo dei limoni, <strong>Tecnologia e rapporti umani nell’era di Facebook</strong> </strong><em>di Jonah Lynch, Lindau</em>.<br />
</span>Dopo gli interessanti <strong>Internet ci rende stupidi? Come la rete sta cambiando il nostro cervello</strong> di <strong>Nichlas Carr</strong> e <strong>Tu non sei un gadget </strong>di <strong>Jaron Lanier</strong> un&#8217;altro saggio analizza in maniera critica come la rete ci sta cambiando e sta cambiando le relazioni intorno a noi.Segnalo percui volentieri dopo una lettura appassionata il libro di <strong>Jonah Lynch</strong>, nato trentatré anni fa in una comune di hippies, laureato in Fisica, diventato sacerdote nel 2006 e oggi vicerettore, a Roma, della Fraternità sacerdotale di San Carlo Borromeo.<br />
Il cuore del ragionamento di Lynch, nasce dall’esperienza di un ragazzo anglosassone come tanti, un nerd o un geek, cresciuto in un mondo in cui la vita e le modalità di comunicazione erano già fortemente segnate dalla tecnologia, ma poi messo a confronto, attraverso l’esperienza della fede, del silenzio, della preghiera, del ritorno alla lettura pura e semplice, con il dubbio che quella tecnologia, in cambio di ciò che offre, ci stia anche rubando qualcosa di importante e insostituibile.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span id="more-213"></span></p>
<p>“Sento il bisogno urgente di un giudizio sulle tecnologie che in modo sempre più elegante e nascosto fanno compagnia alle nostre giornate”. Lynch, che le tecnologie informatiche le usa molto e non rifiuta affatto il progresso, pensa tuttavia che non ogni sua manifestazione sia salvifica. Conserva la voglia di critica, di giudizio. Vuole capire, a partire da sé, come l’esercizio dell’attenzione, il modo di vedere il mondo e di costruire relazioni si serva o si sottometta alle condizioni dettate dalla tecnica. Lontanissimo dai toni apocalittici e dalle nostalgie per un impossibile ritorno alla natura, Lynch parla al lettore con arguzia e allegria. Il problema della tecnica, dice, va affrontato “con equilibrio e con letizia”, anche se è molto raro che ci si riesca. Se pensa al missionario cinquecentesco Francesco Saverio, che doveva aspettare due anni per ricevere la risposta a una lettera, sempre che la nave che la portava non affondasse, Lynch non può non sentirsi fortunato, quando con i cento confratelli si ritrova in teleconferenza da cinque continenti. “Ma non è la stessa cosa avere un originale e una copia”, e quando scopriamo che quella lettera che pare indirizzata proprio a noi, piena di pathos e di confidenza, è stata “postata” ad altre persone su Facebook, qualcosa stride, ci fa sentire seriali. Vedersi, parlarsi, è un’altra cosa, e così vivere la presenza degli altri senza la mediazione di uno schermo: “Sono un evento unico, e trovo nell’irripetibilità della carne e dei rapporti umani locali la base insostituibile delle amicizie forti e vivaci che desidero”.<br />
Nel capitolo intitolato “L’incarnazione nell’era di Facebook”, Lynch affronta il problema di come i rapporti con noi stessi e con gli altri sono influenzati dal modo di comunicare e di “incontrarsi” proposto dai social network. Di come il desiderio eterno di comunione sia influenzato dalla possibilità di vivere sempre “in maschera”, del perché c’è chi ormai dice quasi solo: “Stasera ci vediamo su Facebook”, invece di: “Ci vediamo al solito posto”. E’ quella che lo scrittore americano Wendell Berry chiama “la nostra pigra disponibilità a lasciare che le macchine, e l’idea di macchina, prescrivano i termini e le condizioni della vita delle creature”. “Ogni luogo è unico e ogni persona pure”, scrive Lynch, e per reimpararlo può essere necessario anche un po’ di “digiuno tecnologico”. Non menomazione ma allegra scoperta di libertà.</p>
<div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Il+profumo+dei+limoni%2C+Tecnologia+e+rapporti+umani+nell%E2%80%99era+di+Facebook+http%3A%2F%2Fis.gd%2F6KdKvH" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://www.paolomarzola.com/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter.png" alt="Post to Twitter" /></a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Il+profumo+dei+limoni%2C+Tecnologia+e+rapporti+umani+nell%E2%80%99era+di+Facebook+http%3A%2F%2Fis.gd%2F6KdKvH" title="Post to Twitter">Tweet This Post</a></p></div>]]></content:encoded>
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